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penna.gifAderisco molto volentieri alla lodevole iniziativa di scrivere una biografia nella quale narrare il proprio periodo trascorso alla caserma Vodice di Bressanone, nella compagna Genio Pionieri Tridentina.

Ci vuole una premessa, per introdurre la narrazione di un periodo, che ha sicuramente contribuito alla mia maturazione.
Ero stato accettato al 17° corso ACS alla Scuola del Genio di Roma, alla Cecchignola, la città militare per eccellenza. Durante quel corso, ci sono state insegnate tantissime cose, dall'addestramento militare alle cognizioni basilari per l'attitudine al comando, alla conoscenza particolareggiata delle armi, alla costruzione di ponti, all'uso e conoscenza di quell'esplosivo che ci avrebbe accompagnato durante tutto il servizio militare: sua maestà il Tritolo!! (Ho visto allievi tremare di paura davanti ad un candelotto acceso). Durante i primi giorni del corso siamo stati istruiti a distinguere gli ufficiali veri dai portinai dei grandi hotel, quelli con delle divise più decorate di ex combattente. Abbiamo imparato a cucire i gradi sulle maniche e sulle spalline, ma il più delle volte si staccavano perché la forza di gravità era più forte delle nostre cuciture. Abbiamo mangiato nei vassoi di metallo, con un dito di grasso sul fondo, che puzzavano peggio di uno scarico di fogna e per questo motivo ho attraversato un periodo di vera avversione per il cibo, tanto che il mio pasto serale si era ridotto ad una mela ed il mio peso corporeo di quel periodo era davvero invidiabile.
Dopo 5 mesi molto duri, arrivò il giorno della comunicazione del reparto di destinazione. Avevo segnalato tre località nelle preferenze: 1) Roma - Scuola del Genio 2) Roma - altra caserma 3) Bologna - Genio Pionieri. Indovinate un po' quale è stata la scelta?!? Bressanone - Compagnia Genio Pionieri. Sono andato subito a cercare una carta geografica dell'Italia, per vedere dove accidenti fosse questo paese!!! Mi accorgo che è a pochi millimetri dall'Austria!! Va bè, non mi scoraggio mai e cerco qualcuno che possa avere la stessa destinazione. Per fortuna ce ne sono altri 4 ma naturalmente tutti trentini o altoatesini, solo io provenivo dalle Marche.
Durante il viaggio in treno uno di questi ci invita a fare pranzo a casa sua, a Trento, e così avverte la mamma di preparare qualcosa di particolare per i suoi commilitoni: I crauti all'aceto. C'è voluto un po' per riuscire ad accettarli, ma poi li ho subito apprezzati. Naturalmente la sosta aveva comportato un ritardo sull'arrivo alla Vodice, dove eravamo attesi da tutti fin dal pomeriggio precedente, dai veci ma anche dal capitano Pagano!! Arrivammo alle 02,20 di notte!!! (con il basco nascosto sotto la giacca). Subito la guardia ci disse: "Ora son cazzi vostri!". Ci accolsero, diciamo, con calore, se così si può dire. Dopo averci scaraventato più volte gli zaini dall'ultima scala, ci permisero di andare a letto. L'indomani ci convocò il capitano. Senza tante storie ci comminò ben dieci giorni di punizione, senza poter uscire dalla caserma. E credo che ci andò bene. Passarono i primi mesi, cominciammo a capire come funzionasse, quali fossero i sottufficiali e gli ufficiali da prendere sul serio e quali quelli da tenere alla larga. Naturalmente c'erano quelli che il rispetto se lo meritavano sicuramente ed altri invece che facevano del tutto per mostrarsi indisponenti. Di questi ultimi non parlerò. Era una disciplina militare, pertanto si doveva ubbidire a tutti, ma lo si faceva più volentieri nei confronti di chi avevi cominciato a stimare. Insieme ad altri commilitoni, sono stato mandato al rifugio Contrin, o meglio alla strada che conduce al rifugio Contrin per cercare di eliminare le rocce che impedivano il passaggio agli automezzi militari e civili. Ci siamo stati circa due mesi e penso che quello sia stato il periodo più bello della naja. Eravamo ad Alba di Canazei, circa una ventina tra soldati e sottufficiali. Eravamo praticamente autonomi, ogni giorno si andava su e giù per la strada del rifugio con attrezzature varie e l'immancabile tritolo. Avevamo instaurato molte amicizie con gli abitanti di Alba, alla sera ci ritrovavamo nei bar e ci si scambiavano bevute di ogni tipo. Una domenica sera avevamo senza dubbio esagerato con l'ora di rientro al dormitorio….. per cui al mattino nessuno di noi si accorse che alle 8,00 eravamo ancora tutti sprofondati nel sonno. Cominciammo a sentire qualcosa che batteva sui vetri della stanza dove dormivamo. Erano sassolini lanciati da qualcuno dall'esterno. Un paio di noi, quasi disturbati da questi rumori, si affacciarono alle finestre e ……. c'era il capitano Pagano che tentava di svegliarci!!! Ci fu il panico per tutti. Non sapevamo che fare, né che dire. Ognuno si vestì rapidamente con l'indumento che aveva più vicino. Il capitano era nero in viso, anzi….. di più!! Facemmo un giro in campagnola verso il rifugio per verificare lo stato dei lavori, ma poi se ne andò con molta freddezza, senza però nessuna punizione.
Ricordo una serata trascorsa a Bressanone in cui la caserma era quasi deserta; era sabato sera e moltissimi se ne erano andati in licenza o in permesso. Eravamo rimasti in pochi e la serata si annunciava noiosissima. Ad un tratto il tenente Pescatore, solitamente poco incline al sorriso, ci propose di uscire con la sua Mini Minor color verde pistacchio, per andare a gustare un bicchierino di grappa. Uscimmo così in quattro e ci dirigemmo in un bar verso S.Andrea. Gustammo il nostro bicchierino di grappa, quattro parole con il barista e poi via, verso un altro bar, per un'altra grappa. E via di seguito….. dopo il terzo o quarto bar, cominciai a far finta di bere e così riuscii a tornare abbastanza sobrio, io. Arrivò poi il tanto atteso momento della promozione a sergente.
Ricordo perfettamente come venni a conoscenza dell'arrivo dei gradi. Eravamo nel mese di agosto del 1968. Avevo trascorso tutta la giornata sul camion, insieme a qualche alpino di cui non ricordo i nomi. Ero stanchissimo, sudato, impolverato ecc.ecc. Superiamo la sbarra di ingresso al cortile della caserma Vodice e subito incrociamo il capitano Pagano, che mi fa cenno con la mano di raggiungerlo. Scendo dal camion e, presentandomi davanti a lui, batto i tacchi e saluto con la mano al cappello. Ma tutto questo era fatto da una persona non proprio in piena forma. Il capitano mi disse:" Non è così che saluta un sergente!" .Non sapevo come reagire. Da un lato ero contento di aver ricevuto l'annuncio della promozione, ma era dato quasi con un tono di rimprovero.
Durante la mia permanenza alla Vodice, avevo sempre cercato di far trascorrere il tempo nel miglior modo possibile, apprezzando le bellezze delle Dolomiti che non conoscevo e che inseguito grazie al servizio militare ho sempre amato, compreso tutto l'Alto Adige. In special modo la cittadina di Bressanone. Io che venivo da un paese di mare nelle Marche, con un particolare accento dell'Italia centrale, ma che veniva puntualmente imitato come se fossi una specie di "ciociaro" o "siciliano" . Con un po' di amarezza avvertivo che a qualcuno non piaceva così tanto il mio italiano da "terrone", ma per fortuna erano molto pochi. Ero e sono orgoglioso di far parte di un corpo alpino, di portare il cappello con la penna. Quando tornavo a casa in licenza (allora si tornava in divisa) ero una curiosità, in un paese dove la maggior parte avevano vestito la divisa da marinaio.
Mi sono permesso di narrare alcuni episodi che riguardavano me insieme al capitano Pagano e al tenente Pescatore ma solo perché sono state delle persone che hanno contribuito alla mia formazione, sempre molto coerenti e credo che la maggior parte dei militari abbiano avuto una profonda stima per loro; non si potrebbe dire altrettanto di altri , per cui è meglio non nominarli.

Giorgio Tribotti    
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